UNA PEDALATA RITORNO E ANDATA Di Giuliana Donorà
Generalmente quando ci si accinge a fare un viaggio si parla sempre di andata e ritorno, ovvio, perché i viaggi funzionano così: si parte dalla base, che di solito è la propria casa, si arriva alla meta prefissata e poi si ritorna indietro. Non si discute. Che senso ha allora parlare di “pedalata ritorno e andata?”. Il senso della frase è il senso stesso del viaggio. Ma andiamo con ordine: la pedalata fa chiaramente intendere che si parli di una bicicletta. Ma chi c’è sopra la due ruote a fare un viaggio all’incontrario?
L’impavido viaggiatore è Enzo Bendoricchio, nato nel 1948 a Romano di Lombardia (provincia di Bergamo) da genitori istriani, partiti da Dignano con il grande Nostro Esodo. Poco mancava che anche Enzo ricevesse la qualifica di profugo istriano se solo fosse nato qualche mese prima!
Suo nonno era Giuseppe Bendoricchio “El Peck” e abitava in Portarol, dentro palazzo Bettica.
Nel 1947 sua mamma Natalia Palin e suo papà Lino, insieme a migliaia di altri istriani, intrapresero un viaggio di sola andata, serbando nel loro cuore la speranza di poter effettuare anche quello di ritorno un giorno lontano… La partenza era quindi Dignano per ritrovarsi a Romano di Lombardia.
Quindi Enzo qual è il senso di questo viaggio?
“Il senso profondo del viaggio è che voglio ricordare i miei nonni, i miei genitori, i miei parenti e il popolo istriano, che settant’anni fa hanno lasciato le proprie terre perché volevano essere italiani. Il mio è un viaggio in senso contrario perché mi da’ il senso della speranza, quella che aveva la mia mamma …. di ritornare. E’ a lei in particolare che dedico il mio viaggio”.
Quando hai deciso di partire per questo viaggio al contrario?
“Sono diversi anni che ci penso, quattro o forse cinque, ma ho voluto aspettare il 2017 perché è una data emblematica; sono settant’anni dal Grande esodo del popolo istriano.”
Se il tuo viaggio è in senso contrario vuol dire che la mèta finale – quella prima di ritornare (o di andare?!?) – è Dignano?
“Si e no. Voglio arrivare fino a Dignano, fermarmi davanti “El Castel” ovvero la casa dei miei nonni, in Portarol. E poi ho già fissato un appuntamento con il professor Sandro Manzin, nipote di un amico di mio papà. Mi incontrerò con il suo ultra novantenne nonno che conserva ancora nella sua memoria momenti vissuti con mio papà. L’ultima tappa del mio viaggio però sarà la stazione di Bologna.”
Per quale motivo Bologna? Fu una tappa del viaggio di sola andata della sua famiglia?
“Con la sosta nella stazione di Bologna voglio ricordare un fatto gravissimo accaduto il 18 febbraio del 1947, ricordato come “il treno della vergogna”. Si trattò di un triste episodio; l’ignoranza e il fanatismo non fecero capire i veri motivi che avevano causato l’esodo di un intero popolo lasciando le proprie case e i propri paesi. Nella stazione di Bologna ai profughi non fu permesso di scendere dai treni per consumare i pasti preparati dalla Croce Rossa, furono presi a sassate da giovani che sventolavano bandiere con falce e martello mentre altri versarono sui binari il latte preparato per i bambini. Causa di questi episodi? anche il giornale L’UNITA’ che di articoli infamanti sugli esuli ne ha scritti diversi. A Bologna mi incontrerò con il presidente dell’ANVGD di Bologna, cav. Marino Sergnan, che per l’occasione organizzerà una breve cerimonia con alcune persone rappresentative locali.”
Già… i fatti di Bologna furono davvero molto tristi. Oggi assistiamo ad atti di fanatismo religioso; i nostri padri vissero in prima persona atti di fanatismo politico. Che sia religioso o politico, la prima conseguenza del fanatismo è l’incapacità di un giudizio obiettivo da parte delle singole persone che diventano esasperate ed intolleranti. Ma ritorniamo al tuo viaggio: alla fine Enzo da dove hai deciso di partire (o arrivare?!?)
“Partirò da Torino dalle casermette, ex caserme militari, che per diversi anni sono state utilizzate dai profughi istriani come prima dimora. Io le ho viste in quel periodo, erano stanzoni enormi divisi da coperte appese a dei fili per avere una parvenza d’intimità famigliare. Con dignità molti hanno vissuto in quel modo sino a trovare una migliore sistemazione, voluta con sacrifici e lavoro ricominciando da niente perché tutto avevano dovuto abbandonare”.
E lì ci sarò io ad aspettarti insieme a un “ciapo de bumbari”.
“Sarò felice di incontrarmi con qualcuno della Famiglia Dignanese. Arriverò a Torino in treno il 18 giugno alla stazione di Porta Nuova, porterò la mia bicicletta e inizierò la mia lunga pedalata che dovrebbe durare 11/12 giorni. Viaggerò da solo anche se poi nelle varie tappe incontrerò diverse persone.”
Dunque, ricapitolando con ordine, ci ricordi quali saranno le tappe del viaggio?
“Torino- Dignano- Pola- Venezia, con traghetto- Bologna.
Precisamente: 1° giorno arrivo in treno a Torino, poi in bicicletta fino alle Casermette di Borgo San Paolo – arrivo a Mortara.
2° giorno arrivo a Martinengo (casa mia)
3° giorno arrivo a san Bonifacio (Verona)
4° giorno arrivo a Jesolo (Venezia)
5° giorno arrivo a Trieste
6° giorno arrivo a Dignano
7° e 8° giorno dedicati a Dignano
9° giorno escursione a Pola
10° giorno partenza per Venezia e arrivo a Ferrara
11° giorno arrivo a Bologna. Finita la cerimonia rientro a casa.
In totale 1000 km!!
La mattina del 18 giugno io e un “ciapo de bumbari” siamo andati alla stazione ferroviaria di Porta Nuova ad aspettare Enzo Bendoricchio, tutti rigorosamente in bicicletta. Insieme a me c’erano Ilda Toffetti con suo marito Bruno Manzin e Corrado Palin. Davanti alle ex Casermette San Paolo c’era anche Aldo Ostovich, in macchina. Il Presidente della Famiglia Dignanese era assente, impegnato in Veneto commissione d’esame.
Enzo ha portato per noi un ricordo del suo viaggio: la bandierina blu con la capretta dell’Istria ed i nomi delle tappe della sua pedalata. La stessa bandierina che ha sistemato sul retro della sua bicicletta riservandole un posto in bella vista per tutti i 12 giorni in giro per il Nord Italia.
La tappa di Dignano è stata particolarmente emozionante: Enzo ha potuto ascoltare alcuni ricordi su suo nonno e suo papà, ha trovato informazioni sul fratello del nonno, e ha deciso di tornare presto a Dignano perché adesso sa che può trovare ancora molti frammenti della storia della sua famiglia.
Il suo viaggio si è concluso a Bologna, andando a rendere omaggio alla targa che l’amministrazione di Cofferati ha voluto scoprire nel 2007 in ricordo del treno della vergogna. Ad attendere Enzo c’era il Presidente del Comitato locale dell’ANVGD Marino Sergnan con alcuni componenti l’associazione, il consigliere comunale Marco Lisei, un dirigente della stazione ferroviaria e il rappresentante sindacale dei ferrovieri.
Il senso finale di questa lunga pedalata non è un’impresa sportiva (io ho “fisico”), non è una sfida (vuoi vedere che ce la faccio?), e nemmeno esaltazione (quanto sono stato bravo), ma il Ricordo di un anniversario particolare e di un dolore vissuto da tutte le nostre famiglie, esuli o rimaste che siano.


